Stamattina a Toronto il cielo si tinge di arancio rosato. I raggi del sole accarezzano dolcemente Leo, che si sveglia con calma e si rende conto che oggi è sabato.
Nina, la sua gattina bianca e tigrata con occhi smeraldo che sembrano tracciati dal kajal, salta sul letto e lo saluta con un miao che sembra un misto tra "Good morning" e "I’m hungry".
Leo le gratta il muso mentre si alza, poi lancia un’occhiata fuori dalla finestra: le punte dei grattacieli disegnano l’orizzonte.
Il cellulare di lavoro è spento, e così resterà fino a lunedì. Oggi Leo prenderà la stessa metro di sempre, ma lo farà per dedicarsi a quello che ama di più: il volontariato per cani e gatti randagi. Aveva cominciato anni prima, quando trovò Nina, spaventata e sperduta, proprio sotto il cartello che indicava il cantiere della nuova metro. Una nuova linea metropolitana di 15,6 km, per oltre metà in galleria, con 15 stazioni che attraversano il cuore di Toronto, collegando l'Ontario Science Centre a Exhibition Place in meno di 30 minuti. Leo ricorda che tra gli altri nomi su quel cartellone, Leo lesse con un po’ di orgoglio anche quello di una società italiana, FS Engineering, che continua ad esportare l’eccellenza dell’ingegneria italiana nel mondo, mettendo a disposizione competenze tecniche e progettuali avanzate per lo sviluppo di un’infrastruttura chiave per il sistema di trasporto metropolitano.
All’epoca i suoi genitori in Italia ancora non lo conoscevano a fondo. Poi, ad aiutarlo, era arrivata lei, una gatta spaventata dagli occhi incredibilmente simili ai suoi. Lo aveva fissato e aveva capito tutto di lui, non le erano servite parole: Nina lo aveva accolto prima ancora che lo lui accogliesse lei. Grazie a quell’amore incondizionato, Leo aveva trovato il coraggio di riconoscersi, di presentarsi agli amici, alla famiglia. Di costruirsi una vita in questa città immensa, così lontana dal paesino dov’era nato. In strada, accanto a quel cantiere, anni prima, Leo e Nina si erano salvati a vicenda. La metropolitana, proprio come quella gatta, gli aveva dato una nuova possibilità, un nuovo inizio in questa città che ora sentiva davvero sua.
D'un tratto si stacca dai pensieri e torna alla realtà. Oggi sarà una grande giornata: deve accompagnare un micetto dalla sua umana. Si sistema i capelli, che sembrano più rossi del solito, indossa sneakers, una tuta comoda e afferra il trasportino. A Flemingdon Park prende le scale con passo deciso e in pochi secondi è sulla banchina. Si accomoda, controlla la sua "consegna", poi l’indirizzo: Ontario Place. Si rilassa, si gode il viaggio, mentre il treno scivola lungo la sua traiettoria perfetta. Solo qualche anno prima quel tragitto sarebbe stato un incubo da percorrere, anche se di sabato. Toronto sapeva essere incredibilmente caotica, lui non ha mai amato prendere la macchina e la bici non era nelle sue corde, soprattutto col freddo canadese: quella linea gli aveva davvero cambiato il modo di vivere la città, che ora riconosceva come sua.
Quando arriva, l'emozione è grande. Bussa alla porta, la ragazza che apre è emozionata quanto lui. Entrano, e insieme aiutano il micetto a uscire dal trasportino, ad ambientarsi, trovare i suoi spazi. Un micetto rosso di quattro mesi, che da quando è nato ne ha viste anche troppe. Leo se n’è preso cura fino a oggi, fino a questo momento.
«Bene» dice alla fine «io vado. Abbi cura di lui… ehm… come lo chiamerai?»
La ragazza lo guarda, un sorriso timido sulle labbra. «Leo... lo chiamerò Leo».